STORIA DI UN EMPROVER  Episodio 3 – L’amara sorpresa e la scoperta

STORIA DI UN EMPROVER Episodio 3 – L’amara sorpresa e la scoperta

Quando un programma di miglioramento dei processi aziendali ha avuto veramente successo? Io ho sempre pensato che la risposta a questa domanda debba essere: ‘quando il risultato ottenuto non solo viene mantenuto nel tempo, ma diventa il punto di partenza per altri miglioramenti, portati avanti in autonomia da tutta la struttura aziendale’. E quando parlo di struttura aziendale intendo tutte le persone, inclusi operatori ed addetti, e non solo middle e top management.

Come cogliere i segnali del cambiamento

In realtà per capire se il cambiamento sta avendo successo non occorre aspettare la fine del programma di lavoro. I professionisti che come me portano avanti progetti di miglioramento di ampio respiro, se ne accorgono prima. La fatica di superare le diffidenze da parte dei capi intermedi o della prima linea di management, la difficoltà nel portare avanti le attività previste, il dover sempre spiegare che ogni azione può essere svolta in maniera diversa e migliore… questi sono segnali importanti! Il commitment della Direzione, per quanto forte e determinato possa essere, non è sufficiente. Nel breve periodo può tenere alta la tensione così come l’attenzione sul progetto e può essere una leva efficace per indurre le persone a cambiare, ma per ottenere risultati nel medio e lungo termine è indispensabile coinvolgere le persone, non costringerle. Se venissero costrette, infatti, una volta allentata la tensione, tutto tornerebbe come prima e noi, in qualità di change agents, potremmo solo cercare di evitare che questo accada, scoprendo di non potercela fare.

Le competenze ‘hard’ non bastano

Con il passare del tempo sono diventato consapevole che non solo è importante sapere che cosa fare, ma è altrettanto fondamentale sapere come farlo. Pertanto le competenze tecniche, le ‘competenze hard’, non bastano. L’amara sorpresa è che non è sufficiente essere il massimo esperto del modello lean, dell’approccio 6Sigma e di diverse tecniche di miglioramento, occorre invece possedere anche altre conoscenze che nulla hanno a non che fare con i processi aziendali, ma interessano le persone, i protagonisti del cambiamento. Sono le ‘competenze soft’ che non devono sostituire le hard, ma integrarle per rendere il miglioramento reale, chiaro, strutturale e permanente. Ricordo le parole che disse il Magnifico Rettore quando mi sono laureato… (puoi leggerle nel secondo episodio di “Storia di un Emprover”).

Quali sono le ‘competenze soft’ da integrare con le ‘hard’, rappresentate dal modello lean e dall’approccio 6Sigma? Forse, sarebbe più opportuno chiedersi prima perché abbiamo bisogno di apprendere ed applicare queste best practices. Il motivo è questo: per consolidare i risultati ottenuti e migliorare giorno dopo giorno occorre coinvolgere le persone e il coinvolgimento, quello vero, è un atto di volontà, non può essere imposto. Come possiamo allora coinvolgere le persone in azienda?

Imparare a valorizzare le persone

Per coinvolgere le persone e renderle protagoniste del cambiamento è importante creare un contesto dove si sentano bene, si sentano quindi libere di poter esprimere le loro potenzialità, e nel quale venga valorizzato il contributo di ciascuno. Serve un contesto dove c’è tempo e spazio per la positività, dove viene valutato ed analizzato anche il dato positivo, la performance eccellente e non solo quella negativa; serve un contesto dove la risorsa, o meglio, l’essere umano è al centro dell’attenzione, perché è dal suo sviluppo che dipende lo sviluppo dell’organizzazione.

Taiichi Ohno, ideatore del Toyota Production System, a proposito della ‘lean production’ diceva: “Le risorse umane vanno al di là di ogni previsione. Le loro capacità possono crescere all’infinito nel momento in cui  ogni persona inizia a pensare”.

Credi ancora che le competenze hard e soft possano essere le une separate dalle altre?

Alberto Viola

Da quasi 20 anni è Consulente di Direzione ed Organizzazione. Ha lavorato con svariate aziende italiane ed estere di diversi settori e dimensioni, supportandole in processi di miglioramento delle performance e di cambiamento della cultura aziendale. È ideatore di Emprovement, il primo approccio per l’eccellenza delle tue performance aziendali con il quale puoi ottenere il miglioramento dei processi aziendali, attraverso la crescita e il benessere della tua organizzazione. È autore di “A Gemba! Guida operativa per la produzione snella” e “The Lean Production Notebook – Appunti e spunti sulla produzione snella”.