Il ruolo dell’architettura di prodotto nella customizzazione

Il ruolo dell’architettura di prodotto nella customizzazione

Sai cos’è l’architettura di prodotto?

Nelle aziende che realizzano manufatti complessi se ne parla spesso. Con questa espressione indichiamo lo schema con cui i diversi componenti vengono progettati per interagire tra di loro ed assicurare le funzionalità richieste da un oggetto, una macchina o un sistema. Agli estremi di quella che definiamo architettura di prodotto, troviamo invece il concetto di progettazione modulare, da una parte, e, dall’altra, quello di progettazione integrale.

Il grado di modularità

È evidente quanto l’architettura di prodotto possa influire sulla capacità di realizzare prodotti custom-made e non solo dal punto di vista della progettazione. Questa fase, infatti, può avere ripercussioni importanti nell’ambito della supply chain e dei processi di manufacturing. Non dimentichiamo che l’obiettivo è sempre garantire diverse varianti di prodotto con tempi di evasione degli ordini o delle commesse rapidi, processi efficienti e quantitativi minimi di giacenze lungo l’intera catena di valore. Per ottenere questi risultati, bisogna dosare in maniera adeguata il grado di modularità. E questo non è semplice!

Le linee guida per stabilire il grado corretto

Avere, da un lato , un prodotto completamente integrale  significa non poter garantire abbastanza varianti;
avere, dall’altro, un prodotto completamente modulare significa avere un maggior numero di componenti da gestire nell’ambito della supply chain, un maggior numero di processi di manufacturing per la realizzazione e gli assemblaggi e un maggior numero di connessioni che uniscono le diverse componenti e che, con il tempo, possono presentare anomalie, usure, malfunzionamenti o anche debolezze strutturali. A patto di avere una strategia di vendita e di collocazione del prodotto sul mercato strategica, è possibile individuare alcune linee guida da applicare nel processo di progettazione ed assegnazione del corretto grado di modularità.

Possiamo dire, semplificando, che tre sono i drivers fondamentali da considerare quando stabiliamo il grado di modularità di un prodotto.

1. La varietà di prodotto che vogliamo ottenere

Sappiamo che la varietà di prodotto è una leva utilizzata molto di frequente nel marketing per conquistare nicchie di mercato e fidelizzare i clienti. Per mantenere alto il livello di varianti di prodotto offerte al cliente o di funzionalità, dobbiamo aumentare il grado di modularità dell’architettura del prodotto. Pensiamo, per esempio, alle borse realizzate da O-BAG: l’oggetto borsa è stato esploso nei suoi componenti fondamentali. Cosa significa? Ciascun componente viene realizzato in materiali, colori e forme differenti ma la progettazione a monte è stata standardizzata così l’assemblaggio che addirittura può essere realizzato in negozio.

2. La possibilità di coinvolgere i clienti più lungimiranti nella fase di sviluppo di prodotto

Immaginiamo un prodotto mediamente complesso, per esempio un forno da cucina, come la somma di diverse parti, ciascuna delle quali garantisce una caratteristica funzionale e/o estetica differente. Ipotizziamo di intervistare i nostri clienti che già utilizzano il prodotto e di chiedergli che cosa potrebbe essere ulteriormente migliorato. Probabilmente la maggior parte delle loro risposte si concentrerà su alcuni componenti o su precise funzionalità piuttosto che su altre. In questo caso più l’architettura del prodotto sarà stata concepita in maniera modulare, più sarà semplice intervenire solo su pochi componenti o funzionalità, senza dover stravolgere l’intero prodotto. E questo a beneficio non solo della progettazione, ma anche della supply chain e dei processi di manufacturing.

3. La riduzione dei tempi di consegna di prodotto

Uno dei must della competitività è ridurre i tempi di attesa del cliente. In quest’ottica, l’aumento del grado di modularità assicura una drastica riduzione dei tempi di consegna. Posso, infatti, immaginare di assemblare i diversi moduli tutti insieme, e non solo. Posso anche pensare di scegliere un fornitore diverso per ognuno dei moduli, guadagnando così tempo nelle fasi di realizzazione. E addirittura posso guadagnare ulteriore tempo se decido di assegnare moduli diversi a team di progettazione differenti.

È evidente, dunque, quanto il grado di modularità possa influenzare il tempo di realizzazione di un prodotto in tutte le sue fasi. Non esiste, tuttavia, una formula che permetta di calcolare il corretto grado di modularità da assegnare a un oggetto. L’esperienza e il buon senso, però, ci vengono in aiuto.

Diventa difficile anche pensare di ripetere per ogni nuovo prodotto l’operazione che ci permette di stabilire il giusto grado di modularità. Piuttosto bisogna capire qual è la strategia che l’azienda vuole seguire: vuole rispondere alle esigenze dei clienti o preferisce ridurre il costo industriale? Vuole essere competitiva in termini di performance e innovazione? Vuole dettare le tendenze o standardizzare prodotti e processi?

Carlo Marrazzo

Esperto di miglioramento delle performance dei processi, inizia il suo percorso professionale nel settore automotive, per poi spostarsi nella consulenza di direzione. Ha impostato e condotto con successo numerosi progetti di Lean Transformation e Operational Excellence in diversi settori aziendali, dapprima come manager di importanti gruppi aziendali e poi come consulente di direzione. Nel corso degli anni si è specializzato, soprattutto, nell’ottimizzazione delle performance di produzioni su commessa, dove i clienti finali richiedono prodotti ad alto contenuto di customizzazione. È un professionista con un forte focus sul risultato e con una grande capacità di guidare persone e organizzazioni nel raggiungimento di obiettivi sfidanti. È ideatore di ValueXcellence, il primo approccio per il miglioramento delle performance globali della catena del valore, dedicato alle aziende che, come la tua, fanno o intendono fare della customizzazione di prodotto una delle loro principali leve strategiche.