Aziende con prodotti Engineered to Order: le 4 caratteristiche da allenare (a cura di Paolo Ferrarini)

Aziende con prodotti Engineered to Order: le 4 caratteristiche da allenare (a cura di Paolo Ferrarini)

In Italia esiste un elevato numero di aziende che si occupano di progettare e costruire prodotti complessi.

Si tratta tipicamente di impianti, macchinari, linee di assemblaggio o riempimento, imbarcazioni, etc.

Il mercato definisce tipicamente questi prodotti “su commessa”. Tecnicamente si definiscono prodotti Engineered to Order, a sottolineare il fatto che il cliente non si accontenta di acquistare il prodotto standard ma richiede che il suo prodotto specifico sia progettato e realizzato per soddisfare le sue esigenze.

Queste aziende – riconosciute nel mondo per le loro capacità tecniche e per l’affidabilità dei loro prodotti – costituiscono una dorsale importante per l’economia italiana ma anche, forse soprattutto, un asset su cui scommettere ed investire nei prossimi anni per dare una spinta all’export ed alla ripresa economica del nostro paese.

Quali sono, allora, le caratteristiche che devono essere allenate o rinforzate per continuare a competere e mantenere la leadership di mercato in questo ambito?

Andiamo in ordine, seguendo il flusso canonico del processo di realizzazione di un tale impianto.

PROGETTAZIONE

La progettazione di questo tipo di impianti è un processo complesso ed oneroso. Coinvolge tecnici, progettisti, esperti.

Rappresenta, però, un momento in cui si determinano non solo le caratteristiche funzionali dell’impianto ma anche i costi totali che esso avrà e l’effort che verrà speso nelle fasi successive di realizzazione.

E’, quindi, fondamentale avere ben in mente che l’architettura di prodotto non è soltanto un fatto tecnico ma è una strategia. Una strategia che permette di ridurre al minimo i tempi, i costi e le problematiche connesse non solo alla fase di progettazione ma anche a quelle successive.

ACQUISTI E SUPPLY CHAIN

A valle della fase di progettazione, si scatena la complessa ragnatela degli acquisti e della supply chain.

Quando parliamo di un impianto complesso, ragioniamo sull’ordine delle migliaia di componenti che devono essere costruiti o approvvigionati. Questo processo necessita di risorse ingenti per:

  • richiedere preventivi
  • lanciare ordini di acquisto
  • governare la sincronizzazione degli arrivi in funzione delle fasi successive di assemblaggio.

E’ fondamentale in questo ambito avere una chiara mappatura dei prodotti di fornitura e dei relativi fornitori. E questo non può che essere fatto a valle di una decisione strategica relativa alle giacenze di alcuni componenti nello stato di prodotto finito o semilavorato o alla capacità di ridurre il tempo di approvvigionamento di alcuni componenti lavorando fianco a fianco con i relativi fornitori.

ASSEMBLAGGI

La fase di assemblaggio rappresenta l’ultimo tassello di un complesso puzzle gestionale. E’ in questa fase che si ha l’evidenza (piacevole o drammatica) della bontà del lavoro che è stato fatto nelle fasi precedenti.

In questa fase bisogna allenarsi per avere una flessibilità strutturale intrinseca. Perché in un processo di produzione complesso come quello della produzione “a commessa” le variabili in gioco ed i rischi connessi sono talmente alti che è impensabile non essere pronti a gestire in maniera efficiente un “piano B” alternativo. E nella definizione di “piano B”, evidentemente entra in gioco non l’improvvisazione, ma la gestione di un piano predeterminato a priori per far fronte ad un rischio calcolato e monitorato.

PERSONE E ORGANIZZAZIONE

E se fin qui abbiamo raccontato degli aspetti “tecnici”, non è possibile non menzionare anche la capacità del team di far fruttare le sinergie nate da un flusso produttivo ben orchestrato.

In una produzione complessa la gestione delle varianti in corso di progetto, per quanto si possa fare un buon lavoro, sono tante e la loro gestione è sempre molto delicata.

Poter contare su un team affiatato, con una visione univoca sugli obiettivi e sulle criticità, e con una tempistica di reazione elevata, permette di avere quel plus in più che deriva non solo dall’avere processi ben strutturati ma anche organizzazioni pronte a valutare e decidere i cambiamenti “in corsa”

Per essere efficiente, dunque, una produzione complessa deve saper integrare al meglio le fasi di progettazione, approvvigionamento ed assemblaggio. E non ci si può dimenticare delle persone, per le quali non è soltanto una questione di mettere in campo le migliori expertise per ogni singola funzione ma piuttosto di orchestrare un lavoro di squadra che abbia un obiettivo comune, regole di base condivise e una visione dell’intero processo.

Articolo a cura di Paolo Ferrarini,

Operation Manager.

Esperto di produzioni nell’ambito Engineered to Order

Carlo Marrazzo

Esperto di miglioramento delle performance dei processi, inizia il suo percorso professionale nel settore automotive, per poi spostarsi nella consulenza di direzione. Ha impostato e condotto con successo numerosi progetti di Lean Transformation e Operational Excellence in diversi settori aziendali, dapprima come manager di importanti gruppi aziendali e poi come consulente di direzione. Nel corso degli anni si è specializzato, soprattutto, nell’ottimizzazione delle performance di produzioni su commessa, dove i clienti finali richiedono prodotti ad alto contenuto di customizzazione. È un professionista con un forte focus sul risultato e con una grande capacità di guidare persone e organizzazioni nel raggiungimento di obiettivi sfidanti. È ideatore di ValueXcellence, il primo approccio per il miglioramento delle performance globali della catena del valore, dedicato alle aziende che, come la tua, fanno o intendono fare della customizzazione di prodotto una delle loro principali leve strategiche.